La prossima eruzione del Vesuvio. Se si tiene presente il quadro vulcanologico italiano si capisce tutto l'interesse che l'area napoletana ha sempre suscitato negli studiosi di Scienze della Terra di tutto il mondo. Quello che si capisce meno è l'assoluta mancanza di rispetto con cui si è guardato e si guarda ad un'area tanto pericolosa: l'attività edilizia (non
solo abusiva !) ha proceduto incontrastata fino quasi all'orlo del Somma o dovunque nell'area flegrea, accrescendo in maniera esponenziale i rischi connessi a future eruzioni. Non va dimenticato che il rischio vulcanico viene valutato attraverso la probabilità che in una certa zona si verifichi un'eruzione in rapporto alle sue possibili capacità distruttive e, quindi, in relazione alla densità di popolazione e al tipo e grado di urbanizzazione, e che esso ha raggiunto, e valicato, i limiti di sicurezza in tutta l'area del Golfo di Napoli. Non è tutto: da tempo i vulcanologi hanno previsto gli scenari possibili per i prossimi vent'anni, aiutandosi in maniera spesso determinante con tutte le descrizioni delle eruzioni che sono state fatte dal 79 d.C. ai giorni nostri e con le più moderne realizzazioni al computer. Terremoti connessi al vulcanismo, sollevamento sensibile del suolo, apertura di fratture e nascita di nuove fumarole precederanno, ora come in passato, la riapertura del condotto vulcanico in comunicazione con la camera sotterranea dove il magma ha ricominciato a salire.
Il fenomeno più vistoso sarà, inizialmente, il sollevamento di una grossa colonna di fumo e vapore che trasporterà ceneri, pomici e blocchi incandescenti. La ricaduta che ne seguirà oscurerà il cielo, farà crollare i tetti e seppellirà le strade per kilometri, intasando i polmoni degli abitanti. I torrenti di fango, possibili anche per parecchi giorni dopo l'eruzione e causati dagli accumuli di ceneri, saranno tra i maggiori responsabili della distruzione del tessuto urbanistico (per inciso, il termine "lava" in napoletano non indicava, come oggi, un flusso di magma degassato sulla superficie terrestre, ma proprio quei torrenti misti di acqua e fango che scorrevano sulle pendici del Vesuvio specie dopo le eruzioni di ceneri). Quando la colonna collasserà a causa dell'abbondanza di materiali solidi presenti ciò
avverrà in maniera repentina, formando vere e proprie nubi densissime (chiamate flussi piroclastici) che avanzeranno a 100 km/h a temperature elevate distruggendo qualsiasi cosa. Tutto questo anche in soli due o tre giorni dall'inizio dell'eruzione, momento in cui almeno 700.000 persone dovrebbero essere pronte ad un'evacuazione di proporzioni bibliche.
Scenari come quello ipotizzato permettono di prevedere dove avverranno future eruzioni e di che tipo saranno, quello che non si può sapere è quando: anche se a breve termine è possibile capire il momento in cui i fenomeni premonitori diventano "irreversibili"; niente inquietudine degli animali domestici o segni misteriosi, dunque, ma una sorveglianza scientifica continua e gli studi geologici di base contribuiscono a fronteggiare le situazioni di emergenza: chissà se basterà a ricordare che nemmeno cinque secoli fa qui è nato un nuovo vulcano.
tratto da:
http://www.gaia.rai.it/category/0,1067207,1067036--665,00.html