Esistono delle domeniche d'inverno, soleggiate e freddissime, quelle domeniche in cui si decide di ritornare a vedere un museo.
Si visita il Madre attraversando Via Tribunali: gli scippatori, i drogati, quelli col suv dormono fino all'una per le fatiche della notte del sabato. Allora il visitatore gironzola per i vicoli tranquilli (comunque senza rolex d'oro al polso, se per caso ne possiede uno) e chiacchiera con qualche vecchio seduto su una sedia. Le vaiasse (dette anche zantraglie)* stanno preparando il ragù per i piccoli scippatori addormentati.
Dalle finestre del Madre(museo di arte contemporanea) si affaccia sulla chiesa gotica di Donnaregina ma anche su un contromuseo all'aperto creato da artisti sconosciuti che a volte attrae perfino più di Kounellis dentro.
Un po' più in là si va a fare una visitina d'obbligo alle Sette opere di Misericordia di Caravaggio.
Poi ci sediamo a un piccolo bar scuro con i tavolini per strada per l'aperitivo e incontriamo altri amici temerari che dai quartieri "puliti" si sono avventurati nella Napoli angioina e terrific. L'assenza di teppistelli in motorino rende la mattina domenicale affascinante e inconsueta, le pietre di San Gaetano brillano alla luce forte dell'inverno, decidiamo di restare a mangiare una pizza accanto al Conservatorio: è buona e paghiamo ciascuno nove euro compresa la birra. Certo, ci siamo dovuti sedere a tavola all'una perché dopo avremmo dovuto fare la fila.
Sono le tre quando ci avviamo a piedi verso i nostri quartieri perbene, e la passeggiata ci riempie di affetto per la città.
Non succede spesso, ma quando succede è bello.
A tutti noi capita di amare qualcuno che si fa desiderare ma lo amiamo lo stesso perché è pazzo, affascinante e diverso dagli altri. Tutti cercano di distoglierci dall'insana passione, ma noi non vogliamo.
Dal francese "entrailles", interiora, cioè mangiatrici di interiora, plebee.