Be', tanto per cominciare... in fondo sono ben lontana dall'essere anche solo un principiante allievo bonsaista, probabilmente se comprassi un bonsai già bell'e fatto avrei la mia bella difficoltà a tenerlo vivo e a somministrargli le cure minime indispensabili, quindi la sola soddisfazione di riuscire ad allevare una pianta in un vaso è già tanto per me.
Intanto il tempo passa e magari arriva il giorno in cui mi sentirò di incidere la corteccia e unire i due per il fianco...
Sono d'accordo e vivo anche io la "fase" di apprendimento che stai attraversando tu, quindi mi riesce con facilità comprendere le tue perplessità ed i tuoi timori per operazioni che altri riescono a compiere con successo, ma che io vedo ad alto rischio.
Sono d'accordo anche sul fatto che pur non azzardando sulle proprie piante tecniche che oggi considero "impegnative" e che necessitano conoscenza, di sicurezza ed esperienza, riesco a godere le mie povere pianticelle già come sono e non è che siano messe bene per la maggior parte.
Le mie piante sono per lo più come il mostro di Frankenstein, cioè sottratte al loro mortale naturale destino.
Molte sono il risultato di talee ottenute da potature di altre piante, definibili come "sfalci" credo. Le più ....."belle" sono state tolte dalla benna di una ruspa (due aceri) ed altre ancora le ho avute da mia cognata che le aveva tolte dal suo terreno per gettarle. Insomma un campionario di povertà e di pietà, ma che giorno per giorno inaspettatamente mi restituiscono il favore.
Gli aceri dopo lo yamadori, li ho tenuti in grossi vasi per un anno sperando che riprendessero, ma a causa del terriccio proprio sbagliato, si sono limitati a non morire.
Comunque Acero01 aveva una forma graziosa, mentre Acero02 era proprio un palo del telegrafo. Solo a fine marzo 2010 li ho rinvasati e capitozzati (la prossima volta invertirò l'ordine capitozzando a pianta non nel vaso).
Ieri ho iniziato una margotta su Acero01 mentre Acero02 continua una salubre impressionante crescita, in attesa che il minuscolo rametto di un mese fa (che sta già lignificando) cresca di diametro fino a potersi rapportare al tronco come il suo naturale proseguimento, recuperando la conicità di questa pianta che non ne ha mai avuta una.
Di entrambi gli aceri e di tutte le piante che ho, quando taglio qualche parte, questa finisce al 90% come talea in luoghi a rischio falciatrice, ma dove se dovessero sfuggire a quella sorte, potrebbero radicare, come molte hanno già fatto, guadagnandosi anche il rispetto del giardiniere.
Il rimanente 10% lo spezzetto finemente e lo deposito come pacciame/compostaggio sul grosso vaso ciambellone dove avvio le talee più piccole.
Forse scelgo piante così disperate per far si che la mia coscienza soffra un po' meno di quelle che inizialmente mi sembravano "torture", ma che dai risultati positivi devo riconsiderare come un vero e proprio recupero. Ammazzare una pianta costosa o una presa dalla discarica per me non fa troppa differenza, ma salvandole sicuramente posso migliorare di più quella gettata via che quella pagata caro prezzo.
PS Le piante di cui ti parlo ed altre, puoi vederle sul mio album in Giardinaggio.it (su Flikr e Panoramio invece le mie fotografie generiche)
Ciao