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Antichi mestieri quasi scomparsi

nonnapiccola

Maestro Giardinauta
Qualche giorno fa, parlando con mia figlia di alcuni ricordi della mia infanzia, ho avuto l'ispirazione per un eventuale argomento: mestieri quasi scomparsi.
Che ne dite?
Io, ad esempi, potrei condividere con gli altri i miei ricordi su come venivano fatti i materassi o le corde.
 

Olmo60

Guru Master Florello
io me ne ricordo diversi..il primo che mi viene in mente è di un omino che passava nelle case dei contadini, un paio di volte all'anno, credo, (ma non ne sono sicura) con un carretto sgangherato per comprare pelli di coniglio .lo stesso, in quell'occasione, arrotava li per li i coltelli e le lame degli strumenti da lavoro: asce, falci, falci fienaie, nastri di seghe manuali....insomma era "Il Pellaio Arrotino": a noi bambini faceva paura e ci nascondevamo appena correva voce che arrivava "il pellaio", poretto, manco fosse colpa sua....
 

miciajulie

Fiorin Florello
sono così vecchia che ne ricordo diversi, ma non come sperimentazione personale. quindi posso condividere, ma non con esperienze de visu. e parlo da cittadina.
i carbonai, quando buona parte di chi aveva una specie di riscaldamento casalingo utilizzava delle stufe a legna e carbone.
i venditori di ghiaccio: prima degli anni 60 possessori di frigoriferi da contarsi sulle punta delle dita. tanto che d'estate o ricorrevi, avendo la ghiacciaia, ai parallelepipedi di ghiaccio, o tenevi tutto misurato (piccola spesa, quindi, ogni giorno) e lo conservavi al fresco, bene avvolto, sotto un filo di acqua del rubinetto lasciato sempre aperto

mio papà, lo scrissi già, faceva il falegname. di botteghe come la sua in giro se ne vedevano. già diversi anni fa, per trovarne uno che mi facesse una porticina a misura, girai parecchio. ora credo dovrei rivolgermi a qualche grosso emporio di bricolage...
il ricordo che ho del legno mi emoziona sempre. trovavo affascinante stare con papà in laboratorio, vederlo muoversi, respirare la sua passione.

altri lavori, invece, 'ritornano': qui hanno aperto moltissimi riparatori di capi di vestiario. ovvio che è un segno.
 
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artemide

Florello Senior
ricordo che quando ero bambina, ogni tanto passava nella mia via, oltre che l'arrotino anche lo straccivendolo.
comprava stracci, abiti logori e così via. Cosa ne facesse poi non l'ho mai saputo.

oppure anche solo una trentina di anni fa, c'era un ...magazzino, vicino a dove abita mia mamma, dove vendevano il cherosene da mettere nelle stufe...esistono ancora?

e gli spazzacamini, ci sono ancora?
 

daria

Master Florello
...il mio, quasi scomparse le pellicole, -si esauriscono le scorte,non vengono più prodotte- i processi chimici per lo sviluppo sono obsoleti. la fotografia per come era concepita fino a pochi anni fa è in fase di estinzione. L'era digitale è qui, con i suoi pro e i suoi contro, alla tecnologia non ci può opporre. la fotografia di massa non esiste più, nel senso di: scatto-sviluppo-stampa, per contro ci sono prodotti di nuova concezione che poco alla volta coinvolgono gli appassionati di fotografia interessati a finalizzare almeno in parte le immense,incontrollate produzioni digitali... e raramente lo fanno in modo autonomo :rolleyes: :)
 

nonnapiccola

Maestro Giardinauta
Anche io ricordo "lo stracciaro" che comprava un po' di tutto; io non capivo perché le donne del vicinato gli vendessero anche le pelli dei conigli.
Passava anche l 'arrotino, in bicicletta, che faceva muovere la ruota con un meccanismo collegato ai pedali.
Un amico dei miei genitori è stato l'ultimo "cordaro" della mia città. Lavorava in una stradina in pendenza ed utilizzava uno strano marchingegno per arrotolare la corda, tutto con la forza delle braccia.
Per ora mi fermo qui, la prossima volta altri ricordi, se gli utenti di questo forum sono interessati.
 

Pam

Apprendista Florello
Ciao,
io mi ricordo che nel cortile di mia nonna ogni tanto arrivava il "magnan" (così lo chiamavano) e riparava le pentole di rame o di alluminio.
Si sedeva in cortile e picchiava sulle padelle per ammorbidirle e toppare i buchi, altrimenti se erano troppo grandi ci metteva pure una pezza fissata con una specie di chiodi.
Il "mulita" affilava forbici e coltelli.
L'uomo degli stracci in cambio di questi dava la candeggina e girava su una bicicletta con un cassone davanti dove c'erano le damigiane e gli stracci. Mi ricordo del ghiaccio, non dove abitavo io ma in campagna dai nonni nel Veneto. Lì si andava alla sera a comprare il latte alla stalla con il pentolino di alluminio ( non so neppure che nome abbia).
Al mercato c'era l'omino dei limoni, vendeva solo quelli, ne teneva 5 in un palmo di mano e li offriva a chi passava.
L'ombrellaio ( sempre al mercato) riparava gli ombrelli e li riportava la settimana seguente.
:Saluto::flower:
 

_ortensia_

Master Florello
sono così vecchia che ne ricordo diversi, ma non come sperimentazione personale. quindi posso condividere, ma non con esperienze de visu. e parlo da cittadina.
i carbonai, quando buona parte di chi aveva una specie di riscaldamento casalingo utilizzava delle stufe a legna e carbone.
i venditori di ghiaccio: prima degli anni 60 possessori di frigoriferi da contarsi sulle punta delle dita. tanto che d'estate o ricorrevi, avendo la ghiacciaia, ai parallelepipedi di ghiaccio, o tenevi tutto misurato (piccola spesa, quindi, ogni giorno) e lo conservavi al fresco, bene avvolto, sotto un filo di acqua del rubinetto lasciato sempre aperto

mio papà, lo scrissi già, faceva il falegname. di botteghe come la sua in giro se ne vedevano. già diversi anni fa, per trovarne uno che mi facesse una porticina a misura, girai parecchio. ora credo dovrei rivolgermi a qualche grosso emporio di bricolage...
il ricordo che ho del legno mi emoziona sempre. trovavo affascinante stare con papà in laboratorio, vederlo muoversi, respirare la sua passione.

altri lavori, invece, 'ritornano': qui hanno aperto moltissimi riparatori di capi di vestiario. ovvio che è un segno.

:hands13::hands13:
se hai bisogno di falegnami di una volta vieni qui da me:love::love:
 

nonnapiccola

Maestro Giardinauta
I vostri post stanno riportando alla mia memoria tanti ricordi "quasi dimenticati" (scusate il gioco di parole).


1° ricordo; la terribile lavandaia. Veniva a fare il bucati pesante. Aveva un certo caratterino, questo me lo ricordo bene, e non voleva bambini intonno a sé. Il tutto si svolgeva in una locale del seminterrato grossi mastelli pieni da acqua e sapone e per candeggiare c'era "la ranna" cioè acqua calda in cui era stata fatta bollire la cenere.
2° ricordo: la materassaia. (anzi la materassara) Ogni primavera si rifacevano i materassi, una volta quelli di lana, invernali, una volta quelli di crine, estivi.
I materassi venivano completamente disfatti. Ricordo il mucchio della lana messa ad asciugare nel solito locale del seminterrato mentre in giardino, sui fili, era stesa la stoffa. Poi la lana asciutta (o il crine) veniva rimessa nella fodera e la materassaia ricuciva il materasso usando un grosso ago lungo una ventina di cm. prima i bordi, poi i "buchetti" all'interno. Come erano gonfi i materassi appena rifatti! Poco tempo fa mia figlia ha ritrovato nel portalavoro l'ago che la materassaia usava: oggetto per lei sconosciuto.
 
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miciajulie

Fiorin Florello
I vostri post stanno riportando alla mia memoria tanti ricordi "quasi dimenticati" (scusate il gioco di parole).


1° ricordo; la terribile lavandaia. Veniva a fare il bucati pesante. Aveva un certo caratterino, questo me lo ricordo bene, e non voleva bambini intonno a sé. Il tutto si svolgeva in una locale del seminterrato grossi mastelli pieni da acqua e sapone e per candeggiare c'era "la ranna" cioè acqua calda in cui era stata fatta bollire la cenere.
2° ricordo: la materassaia. (anzi la materassara) Ogni primavera si rifacevano i materassi, una volta quelli di lana, invernali, una volta quelli di crine, estivi.
I materassi venivano completamente disfatti. Ricordo il mucchio della lana messa ad asciugare nel solito locale del seminterrato mentre in giardino, sui fili, era stesa la stoffa. Poi la lana asciutta (o il crine) veniva rimessa nella fodera e la materassaia ricuciva il materasso usando un grosso ago lungo una ventina di cm. prima i bordi, poi i "buchetti" all'interno. Come erano gonfi i materassi appena rifatti! Poco tempo fa mia figlia ha ritrovato nel portalavoro l'ago che la materassaia usava: oggetto per lei sconosciuto.
sì sì, ricordo i materassai, che venivano e lavoravano nel cortile (del condominio). la nonna faceva rifare solo i materassi (le materassa), i cuscini se li rifavea lei, e devo averci ancora l'ago.

a proposito di nonna: me la ricordo quando in estate si andava dai suoi parenti in toscana e lei aiutava sorelle e cognate a 'fare i fiaschi', a rivestirli insomma; a me lasciavano fare quel cordoncino attorcigliato che serviva per appenderli. erano velocissime!
 

THEJAM1112

Apprendista Florello
io sono pischella e la mia è una memoria tramandata....
per fortuna nel mio paese, in luglio, si tiene una curiosa sagra : Sègra dal Balsòn” e degli antichi mestieri (dove il Balsòn o Belsoun è il nostro dolce tipico che si puccia nel lambrusco)
...mentre per gli antichi mestieri dalla rete ho recuperato il link del cucinario di nonna ivana che documenta la sagra con interessanti foto

il cappellaio che realizza i cappelli con rifilature di pioppo
http://cucinariodinonnaivana.blogspot.it/2010/07/lalberoe-il-cappello-nonantola-sagra.html
cappellpaglialegnosagra2011nonatolaIS0A.jpg


la lavorazione della canapa (dalla pianta al telaio!!)
http://cucinariodinonnaivana.blogspot.it/2012/07/2012-nonantola-24-sagra-del-belsone.html
bicemanghi101anniIS02.jpg


iniziogroppIS.jpg
 

robmel

Giardinauta Senior
Io mi ricordo che quando ero piccola c'era il pastore conto terzi -
Mi riferisco a un paesino della Sardegna dove c'era un pastore con i suoi cani che passava alla mattina presto d'estate e ritirava le capre di tutto il paese, che lo aspettavano ognuna a "casa" propria ; le portava fuori dal paese al pascolo e alla sera ritornava tutta la mandria e ogni capretta se ne tornava contenta al suo ovile.
Era bellissimo sentire già da lontano tutte le campanelle delle caprette che arrivavano - solo che dopo c'era la strada dove erano passate tutta piena delle loro palline di cacca :martello2 - però la gente di una volta era più civile di adesso e ognuno scopava la strada di fronte a casa sua e anche più in là, di modo che subito dopo il passaggio delle bestioline era già tutto pulito.
Anch'io da piccola su ordine di mia nonna a volte prendevo la scopa, quelle fatte di saggina che si usano in campagna e ramazzavo la strada pubblica.... che bei ricordi !
 

benji09

Giardinauta
Oltre ai lavori già citati mio papà mi raccconta che a Milano passava un carretto che vendeva il ghiaccio!
E mi ricordo nella via dove abitavo un negozio di carbone.
 

Olmo60

Guru Master Florello
sarebbe interessante sapere quanti di voi hanno partecipato attivamente a questi "lavori scomparsi"
Chi ha partecipato alla battitura del grano come si faceva una volta? e alla costruzione dei pagliai che oggi non si vedono più?
ma quanto sono brutte quelle presse di paglia fatte meccanicamente,. come enormi forme di parmigiano?
 

THEJAM1112

Apprendista Florello
quando avevo 11 anni andai a trascorrere le vacanze a Rochemolles, frazione di Bardonecchia. Ospite con un gruppo di coetanei presso la canonica ho un ricordo indelebile di un vecchietto che come occupazione giornaliera aveva la cattura delle vipere per ricavarne il siero salvavita antimorso. Si aggirava per i boschi con un cestone sulle spalle e un bastone biforcuto con il quale le catturava.... poi una volta riportate in paese arrivava il servizio veterinario che provvedeva alla spremitura del veleno (brrrr!!!)

era molto arzillo ma già tanto avanti con gli anni.... penso che dopo di lui nessuno abbia proseguito questa occupazione....
 

nonnapiccola

Maestro Giardinauta
Rientro nella discussione dopo alcuni giorni con una proposta. Che ne dite di indicare i nomi dei mestieri nei vari dialetti della nostra bella Italia?
Comincio con questo:

stagnaro (idraulico)
 
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daria

Master Florello
L'umbrelee o ombrellat (l'ombrellaio) dialetto milanese.
ho messo questo fra i tanti perche' ho ancora il ricordo dell'umbrelee che girava nel quartiere popolare dove sono cresciuta. Un ometto a forma di botte...che forse avesse sbaglito mestiere? :D con una voce possente che rimbalzava agevolmente tra i palazzoni arrivando a coprire il piu' recesso anfratto, se lo stavi aspettando, di certo non ti sfuggiva :eek:k07:
 

miciajulie

Fiorin Florello
mi sono venuti in mente dei ricordi 'anziani'. però non so se si possono definire veri e propri mestieri, più dei lavori, e molto specifici. ma provo a scriverne. come già dissi, mio papà era falegname, e gran parte del suo tempo era preso dal restauro e rinnovo dei cassetti dei registratori di cassa, che allora erano in legno, divisi in tanti a scomparti. rammento che i pezzi erano tutti a incastro, nè chiodati nè incollati, e che era un lavoro un po' certosino. poi passarono a usare, per i cassetti, materiali plastici
la mia nonna materna, invece, per arrotondare la pensione, 'riguardava' tovaglie e tovaglioli per i ristoranti. ricordo che una volta alla settimana arrivava a casa nostra un signore con dei grossi sacchi - dalla lavanderia dove era stata igienizzata la biancheria da tavola - zeppi di materiale bucato, sfilato ecc. e la nonna valutava come riportare 'il tessile' a uno stato presentabile, con orlature a macchina e rammendi invisibili a mano. sapete se i ristoranti fanno ancora rinnovare tovaglioli e tovaglie?
e quando era giovane mia mamma lavorava alla rinascente. per i milanesi è chiaro di cosa si stia parlando: un grande magazzino, ma il più chiccoso della città, da sempre (anche se ora è più che altro una galleria di griffes). ai tempi era anche usato dalle sciure come sartoria su misura, e non solo! la milano bene si faceva fare a misura pure la biancheria intima, e la mia mamma in quel reparto era. oltre che a misura era tutto cucito e ricamato rigorosamente a mano. poi le dipendenti potevano acquistare a prezzi scontati gli scampoli, i ritagli: credo di aver conservato delle sottovesti che si era fatta mettendo insieme coriandoli di seta e raso, pizzo valencienne, macramè... dei capolavori elegantissimi che non ho potuto mettere (perchè non ci sono mai stata di tette) e mamma neppure: la nonna le vietò 'da signorina' di indossarli perchè erano troppo osé (ma dove? sì, la nonna era un filino bigotta). mamma le portò in dote... ma la gravidanza le cambiò forma e taglia... e rimasero avvoltolati nelle veline per sempre
scusate, mi son persa in ricordi familiari... sto proprio invecchiando.
 

Pam

Apprendista Florello
Ciao,
un ricordo volante: mia mamma portava le calze di nylon in merceria per farle rammendare.
Adesso costerebbe di più la riparazione delle calze, sempre trovare una che lo sappia fare poi.
 
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