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I miei mini ovvero svaghi di un pensionato

danielep

Apprendista Florello
Ho un piccolo melo da seme pieno di oidio (solo da un mesetto, prima zero) e sto aspettando cadano le foglie per eliminarle...
Confido nel prossimo anno...

Ho usato il bicarbonato contro la bolla del pesco con ottimi risultati ma le dosi devono essere miratissime!
Ci ho provato anche con una rosa con concentrazione maggiore ma i risultati non sono stati altrettanto brillanti... Più che altro non duraturi! Con prodotti appositi la durata è molto maggiore...
:ciao:
Ho letto anch'io che, tra i rimedi casalinghi contro l'oidio, c'è anche il Bicarbonato.
Probabilmente, nel caso di @avalu81 , la nefasta reazione è stata provocata dalla combinazione dei due.
Tra le specie maggiormente candidate all'oidio io ho meli, aceri campestri e querce. Oltre a un cespuglio di lillà che, essendo grande, non gli faccio trattamenti e se lo tiene;)
 

monikk64

Master Florello
Oltre a un cespuglio di lillà che, essendo grande, non gli faccio trattamenti e se lo tiene;)
:LOL:neanch'io al lillà faccio trattamenti e se lo tiene.... Chissà perché...
Siamo razzisti, @danielep? Poveri lillà.... :confused:nessuno li... considera....
In verità anche le querce finora se lo sono tenuto... ma sono davvero brutte con l'oidio, prossimo anno le curo (l' avevo detto anche quest'anno:banghead:)
 

danielep

Apprendista Florello
Ma c'è una differenza tra trattamenti di piante in vaso e in terra, a parte il quantitativo di trattante?
Secondo la vecchia scuola bisognerebbe trattare a prescindere, con sistematicità e scadenze indicative.
Mi sembra di intuire, da interventi anche qualificati, una tendenza ad intervenire solo ad hoc, al manifestarsi dell'inconveniente.
Boh?o_O
E' un po' il discorso del bimbo colla maglietta "della salute":cautious:
Bisogna fargliela indossare comunque o lasciare che si buschi qualche raffreddore e sviluppi gli anticorpi?
Nel dubbio, eseguo un trattamento anticrittogamico invernale e, distanziato, uno con l'olio minerale anticocciniglia.
In stagione di crescita intervengo " a prescindere" sulle piante giovani e su quelle che hanno abitualmente presentato delle patologie (alcune - tipo ligustro, carpini, ginkgo, olmi- non le considero proprio) e "ad hoc" per interventi mirati al manifestarsi delle malattie ( le più comuni oidio-crittogame- e afidi-insetti).
Evito comunque insetticidi su piante in fioritura, ovviamente.:V
 

danielep

Apprendista Florello
Ormai sono prevedibile come una vecchia massaia piemontese, che tristezza :( ci hai preso su tutta la linea... Compreso non l' orrore ma un po' di disagio sì, per la tecnica da gobbetti... ma d'altra parte tutta l' arte bonsai che mi suscita tanta ammirazione, poggia sulla manipolazione per cui è un disagio ipocrita, se vogliamo... :banghead:
Bene, come al solito tifo!
Ma la varietà ancora non l'hai detta...
Cara la mia giovane "vecchia massaia piemontese", so che sei per forme, bonsaistiche o meno, più naturali e meno sofferte:)
La varietà dell'acero non la so e non conta, visto che è provato che nasce quello che vuole. Però, ho anche notato che, tra le tante espressioni nel "quello che vuole", dalla stessa pianta o da piante diverse, spuntano aceri più o meno interessanti come colore, forma di foglia (penso sia questo il principio della selezione delle varietà, che poi vengono "congelate" con l'innesto).
Ad esempio, da semi di un paio d'anni fa, ho notato solo quest'autunno che sono nate piantine, sì meno vigorose di altre e con foglia verde d'estate, ma con una colorazione autunnale particolare, che ho prontamente segnato.
Probabilmente continuerò a non capirci niente di genetica, ma a me interessa il risultato:rolleyes:
Il perché lo lascio a chi ha più voglia di sbattersio_O
 

monikk64

Master Florello
E ora la domanda da un milione di dollari: hai mai contato i tuoi aceri?
Intendo dire tutti tutti, comprese le margottine, quelli alti 5 cm......
Se la risposta è no, per la prossima insonnia te lo assegno come compito "a letto", al posto della chimica...:):):)
, ho anche notato che, tra le tante espressioni nel "quello che vuole", dalla stessa pianta o da piante diverse, spuntano aceri più o meno interessanti come colore, forma di foglia
Ad esempio, da semi di un paio d'anni fa, ho notato solo quest'autunno che sono nate piantine, sì meno vigorose di altre e con foglia verde d'estate, ma con una colorazione autunnale particolare, che ho prontamente segnato.
Piante a sorpresa... :tupitupi::tupitupi::tupitupi:
 

danielep

Apprendista Florello
E ora la domanda da un milione di dollari: hai mai contato i tuoi aceri?
Intendo dire tutti tutti, comprese le margottine, quelli alti 5 cm......
Se la risposta è no, per la prossima insonnia te lo assegno come compito "a letto", al posto della chimica...:):):)

Piante a sorpresa... :tupitupi::tupitupi::tupitupi:
Proverò a contarli, ma meglio farlo sul campo:)
 

Stefano Sangiorgio

Master Florello
Probabilmente continuerò a non capirci niente di genetica, ma a me interessa il risultato:rolleyes:
Il perché lo lascio a chi ha più voglia di sbattersio_O
E hai trovato colui che ha voglia eccome di sbattersi!!!
Gli aceri da seme non mantengono quasi mai i caratteri della pianta madre. Perche'?
Perchè si ibridano con gran facilità tra di loro.
Ma, questo, non deve stupire.
Gli aceri sono altamente eterozigoti (causa propagazione gamica) e l'eterozigosi (la presenza di alleli diversi di uno specifico gene su un dato cromosoma-un allele viene dal padre e l'altro dalla madre) è utile per la specie e la sua salvaguardia. In pratica, non si autofecondano o lo fanno con difficoltà, quindi hanno bisogno di un "partner".
Questo comporta che, unito alla facilità di ibridarsi tra loro, si abbia una enorme variabilità tra i semenzali che è quello che nota il nostro califfo. C'è, in questo modo, un altissimo grado di variabilità sia genetica (a livello di geni) che fenotipica (la manifestazione visibile che deriva sempre dall'interazione tra il genotipo e l'ambiente).
Per semplificare immaginiamo che ci sia un gene deputato all'accumulo di antociani e carotenoidi nelle foglie (fenotipo dai bei colori autunnali) e, che questo sia in condizione eterozigote.
In una progenie "acerosa" si potranno avere sia individui molto vicini al genitore di partenza sia individui "strani", aberranti con crescita diversa e colorazione delle foglie particolare proprio per la grande eterozigosi presente negli aceri propagati DA SEME.
Va da sè che quando si trova una piantina interessante, la si vuole fissare cioè riprodurla in modo che mantenga i caratteri di interesse: come? Non da seme che rischiamo di perdere le caratteristiche buone e pregevoli ma per via agamica: per talea se si sa che l'acero in questione ha buona capacità rizogena o per innesto su A. palmatum per questioni di affinità.
Lo stato eterozigote, evolutivamente, è vantaggioso rispetto all'omozigote perchè in caso di malattie, danni o altro l'eterozigote è più forte dell'omozigote: quest'ultimo, spesso, porta ENTRAMBI gli alleli RECESSIVI che, spesso ma non sempre, sono deleteri tanto da dare fitness zero. Fitness zero significa mancata discendenza.
Chiaramente, tutta questa pappa vale per tutte quelle piante che mal tollerano o che evitano l'autofecondazione altrimenti si aprirebbe un nuovo interessante capitolo...
 

monikk64

Master Florello
E hai trovato colui che ha voglia eccome di sbattersi!!!
Gli aceri da seme non mantengono quasi mai i caratteri della pianta madre. Perche'?
Perchè si ibridano con gran facilità tra di loro.
Ma, questo, non deve stupire.
Gli aceri sono altamente eterozigoti (causa propagazione gamica) e l'eterozigosi (la presenza di alleli diversi di uno specifico gene su un dato cromosoma-un allele viene dal padre e l'altro dalla madre) è utile per la specie e la sua salvaguardia. In pratica, non si autofecondano o lo fanno con difficoltà, quindi hanno bisogno di un "partner".
Questo comporta che, unito alla facilità di ibridarsi tra loro, si abbia una enorme variabilità tra i semenzali che è quello che nota il nostro califfo. C'è, in questo modo, un altissimo grado di variabilità sia genetica (a livello di geni) che fenotipica (la manifestazione visibile che deriva sempre dall'interazione tra il genotipo e l'ambiente).
Per semplificare immaginiamo che ci sia un gene deputato all'accumulo di antociani e carotenoidi nelle foglie (fenotipo dai bei colori autunnali) e, che questo sia in condizione eterozigote.
In una progenie "acerosa" si potranno avere sia individui molto vicini al genitore di partenza sia individui "strani", aberranti con crescita diversa e colorazione delle foglie particolare proprio per la grande eterozigosi presente negli aceri propagati DA SEME.
Va da sè che quando si trova una piantina interessante, la si vuole fissare cioè riprodurla in modo che mantenga i caratteri di interesse: come? Non da seme che rischiamo di perdere le caratteristiche buone e pregevoli ma per via agamica: per talea se si sa che l'acero in questione ha buona capacità rizogena o per innesto su A. palmatum per questioni di affinità.
Lo stato eterozigote, evolutivamente, è vantaggioso rispetto all'omozigote perchè in caso di malattie, danni o altro l'eterozigote è più forte dell'omozigote: quest'ultimo, spesso, porta ENTRAMBI gli alleli RECESSIVI che, spesso ma non sempre, sono deleteri tanto da dare fitness zero. Fitness zero significa mancata discendenza.
Chiaramente, tutta questa pappa vale per tutte quelle piante che mal tollerano o che evitano l'autofecondazione altrimenti si aprirebbe un nuovo interessante capitolo...

se pianti un seme di tridente nasce sempre un tridente salvo che no si sia ibridato con un altro Acer.
Chiaramente, data l'elevata eterozigosi, la discendenza non è uguale alla pianta di partenza ma sarà comunque...tridente (buergerianum).
:tupitupi::tupitupi::tupitupi:
:bacio:
 

danielep

Apprendista Florello
E hai trovato colui che ha voglia eccome di sbattersi!!!
Gli aceri da seme non mantengono quasi mai i caratteri della pianta madre. Perche'?
Perchè si ibridano con gran facilità tra di loro.
Ma, questo, non deve stupire.
Gli aceri sono altamente eterozigoti (causa propagazione gamica) e l'eterozigosi (la presenza di alleli diversi di uno specifico gene su un dato cromosoma-un allele viene dal padre e l'altro dalla madre) è utile per la specie e la sua salvaguardia. In pratica, non si autofecondano o lo fanno con difficoltà, quindi hanno bisogno di un "partner".
Questo comporta che, unito alla facilità di ibridarsi tra loro, si abbia una enorme variabilità tra i semenzali che è quello che nota il nostro califfo. C'è, in questo modo, un altissimo grado di variabilità sia genetica (a livello di geni) che fenotipica (la manifestazione visibile che deriva sempre dall'interazione tra il genotipo e l'ambiente).
Per semplificare immaginiamo che ci sia un gene deputato all'accumulo di antociani e carotenoidi nelle foglie (fenotipo dai bei colori autunnali) e, che questo sia in condizione eterozigote.
In una progenie "acerosa" si potranno avere sia individui molto vicini al genitore di partenza sia individui "strani", aberranti con crescita diversa e colorazione delle foglie particolare proprio per la grande eterozigosi presente negli aceri propagati DA SEME.
Va da sè che quando si trova una piantina interessante, la si vuole fissare cioè riprodurla in modo che mantenga i caratteri di interesse: come? Non da seme che rischiamo di perdere le caratteristiche buone e pregevoli ma per via agamica: per talea se si sa che l'acero in questione ha buona capacità rizogena o per innesto su A. palmatum per questioni di affinità.
Lo stato eterozigote, evolutivamente, è vantaggioso rispetto all'omozigote perchè in caso di malattie, danni o altro l'eterozigote è più forte dell'omozigote: quest'ultimo, spesso, porta ENTRAMBI gli alleli RECESSIVI che, spesso ma non sempre, sono deleteri tanto da dare fitness zero. Fitness zero significa mancata discendenza.
Chiaramente, tutta questa pappa vale per tutte quelle piante che mal tollerano o che evitano l'autofecondazione altrimenti si aprirebbe un nuovo interessante capitolo...
Un hip hip hurra (sincero) per il Profesor :tupitupi::tupitupi::tupitupi::tupitupi::tupitupi::tupitupi::tupitupi::tupitupi:
P.s Con thread dedicao, su "Riproduzione.." ti evocherò direttamente per chiarimenti specifici;)

se pianti un seme di tridente nasce sempre un tridente salvo che no si sia ibridato con un altro Acer.
Chiaramente, data l'elevata eterozigosi, la discendenza non è uguale alla pianta di partenza ma sarà comunque...tridente (buergerianum).
Era chiaramente una battuta, quella di @avalu81:LOL: Avrà ricevuto un quantitativo di semi di Acero tridente:whistle:

urka daniele che piante!!!!!!!!!!
davvero belle!!!!
il falso gelsomino poi, è una vita che ne cerco uno

Maestro, come sempre, il tuo apprezzamento mi è particolarmente gradito.:tupitupi::tupitupi::tupitupi:
Non dirmi che hai difficoltà a trovare il falso gelsominoo_Oo_Oo_O
Magari per margotta ne fai un esemplare adatto alla tua collezione. O, coll'età, ti sei buttato su taglie ridotte? Io l'ho trovato, minuscolo, per terra, lungo il muro di una villa:V
Pensa che i semi di A. tridente che ho inviato ad avalu vengono da un esemplare da giardino seminato nel 2012 coi semi di Cassandra da Roma:rolleyes: Te la ricordi?
 

avalu81

Aspirante Giardinauta
Azz Stefano spiegazione ad alto tasso tecnico:su::su:, ci ho capito ben poco se non che è bellissimo aspettare e vedere cosa viene fuori.
A questo punto, con i semi ricevuti da Daniele (gentilissimo), visto l'altissimo numero di piante a sua disposizione, mi aspetto che possa nascere di tutto :LOL::LOL::LOL:
Scherzi a parte, grazie per le delucidazioni. tienici aggiornati sul timo.
comunque complimenti a tutti, siete davvero una miniera d'oro.
adesso inizierò a studiare acidi umici e concime a lenta cessione su cui sono del tutto impreparato per vedere se riesco a dare un pò di spinta in più alle mie piantine.
 

danielep

Apprendista Florello
Azz Stefano spiegazione ad alto tasso tecnico:su::su:, ci ho capito ben poco se non che è bellissimo aspettare e vedere cosa viene fuori.
A questo punto, con i semi ricevuti da Daniele (gentilissimo), visto l'altissimo numero di piante a sua disposizione, mi aspetto che possa nascere di tutto :LOL::LOL::LOL:
Scherzi a parte, grazie per le delucidazioni. tienici aggiornati sul timo.
comunque complimenti a tutti, siete davvero una miniera d'oro.
adesso inizierò a studiare acidi umici e concime a lenta cessione su cui sono del tutto impreparato per vedere se riesco a dare un pò di spinta in più alle mie piantine.

Eh sì, è riuscito a convincermi ancor di più a seminare Aceri palmati, se ce ne fosse stato bisogno:LOL:
Non vorrei invece deluderti, ma, tra i tridenti ho notato maggior uniformità, anche se è vero che i giapponesi ne classificano qualche decina di varietà.
Mediamente, però, queste piante hanno un bel fogliame rosso in autunno;)
 

avalu81

Aspirante Giardinauta
Non vorrei invece deluderti, ma, tra i tridenti ho notato maggior uniformità, anche se è vero che i giapponesi ne classificano qualche decina di varietà.
Mediamente, però, queste piante hanno un bel fogliame rosso in autunno;)

non mi deludi, affatto, io è da tanto che cerco un tridente. vediamo cosa viene fuori!!
 
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