Beh, qui mi piacerebbe che partisse un sondaggio: siamo in tanti nel Forum e rappresentiamo un mondo del lavoro molto "variegato" e, in un certo senso rappresentativo della presenza o meno di comportamenti del tipo in argomento. Forse potremmo arrivare, anche se empiricamente, a capire i numeri di questo "problema"
Ciò per capire se quello che penso di questi "studi" comportamentali sia accettabile o da modificare: cui prodest?
A chi giova sapere che esistono persone che vivono per lavorare e non lavorano per vivere, quali motivazioni abbiano, che danno possono arrecare alla società tanto da farne oggetto di studio da parte di scienziati, università, organismi internazionali?
Io penso, probabilmente a torto, che tante energie e risorse sarebbero degne di miglior causa forse quella che tali studi fossero propedeutici, qualora il numero dei "coinvolti" fosse veramente rilevante e costituisse un problema sociale, a delle soluzioni che, però, mi sembra non arrivino mai: dopo il clamore.... un silenzio tombale.
Ricordo ancora quando la società per la quale lavoravo (anni '80) scelse alcuni dipendenti per seguire un corso di formazione di manager, quadri intermedi e del personale tenuto da uno dei tanti "Studi" sorti in Italia sull'onda di studi e ricerche internazionali (che, peraltro, esalta frasi di persone di successo del tipo
Sii un outsider,
Renditi indispensabile acquisendo le skills necessarie,
Lavora più intensamente di chiunque altro intorno a te!) al fine di una successiva divulgazione dell'appreso, sia verbale che di esempio, agli altri dipendenti.
Fummo rinchiusi nel più rappresentativo e caratteristico dei locali, la storica Biblioteca, dove seduti intorno ad un tavolo secolare pendemmo dalle labbra del "guru" di turno.
Fummo sottoposti a test psicologici tra i quali individuare cosa ci fosse di strano in un'immagine (che la maggior parte di noi conosceva per essere stata pubblicata un po' ovunque, anche su settimanali di enigmistica),
posti di fronte a richiesta di soluzioni a problemi avveniristici per l'entità della struttura, ad indagini sul grado di soddisfazione di ciascuno di noi.................................
Al termine ne uscimmo un po' frastornati ma, dopo una scrematura di quanto appreso per adattarlo alla situazione aziendale, abbastanza "carichi" ed entusiasti.
Tornammo quindi ai nostri uffici e rientrammo nella realtà: un computer per 6 persone, funzionari che non si vedevano prima delle 10-11 del mattino, 1 solo telefono per le chiamate interurbane posto alle spalle del responsabile al quale parlare in piedi con la cartella dei documenti tra le mani!!!!!
Risultato: onerose fatture a fronte del Corso, delle colazioni di lavoro, dei coffe break, della cena di fine corso (l'articolo su un quotidiano che esaltava la modernità della Società fu remunerato credo in qualche modo "in natura!).
Nulla cambiò nella vita di tutti i giorni!
Ricordo sempre con piacere una canzone di Mina: parole....parole...parole...
Aggiungo che probabilmente vedremo i Workaholic protagonisti di qualche serie televisiva sul canale TV Real Time alla stregua degli accumulatori compulsivi o degli Obsessive Compulsive Cleaners!

