Allora bisognerebbe spiegarlo anche alla Floricultura(TM) che è solo una diceria
http://www.floricultura.nl/page.asp?id=143854&pid=1621&mid=1629
E' un'altro dato di fatto che praticamente tutti i coltivatori professionisti (e per professionisti intendo quelli con serre da un ettaro in su) invece lo usano
Scherzi a parte, tu sai cosa significa il fatto che venga consigliato dal signor Ugo Floricultura, loro non stanno a perder tempo (e soldi) con le leggende urbane.
mah, sai Giulio: essendoci un pochino in mezzo a queste cose vedo fare, dai floricoltori professionisti, certe cose che a volte lasciano parecchio perplessi... il che non significa che vada messo in dubbio tutto, ovviamente!
Che le fertilizzazioni siano l'ultimo dei parametri di cui preoccuparsi è un altro paio di maniche, ma che il nitrato di calcio, specie se si usa acqua molto pura, sia utile è cosa certa.
su questo hai pienamente ragione, la nutrizione calcica in quelle condizioni diventa un parametro non trascurabile, soprattutto se si mette in relazione il tutto con i tipi di substrati utilizzati nelle coltivazioni industriali, in cui il calcio di base è quasi assente (in sostanza, viene usato solo per calcitare le torbe per elevarne un po' il pH) e, aggiungerei, studiati per far vivere la pianta esattamente fino a quando viene messa in commercio (poi, quel che accade accade), il che è comunque assai differente dal mantenere un paphiopedilum (nello specifico, ma anche le altre piante) in una collezione amatoriale per parecchi anni.
Mi spiego meglio (non certo per te, ma per chi è meno addentro nella questione): nelle coltivazioni industriali si usa il prodotto in grado di dare il miglior risultato (la fioritura, più parametri non secondari come forma e colorazione della vegetazione ecc.) al più basso costo possibile, primario (composto per invasatura) e secondario (facilità e quindi velocità di invasatura, velocità nelle operazioni colturali, minori problemi nella gestione complessiva degli impianti ecc.), il che alla fine corrisponde ad avere una pianta
almeno accettabilmente bella al prezzo più basso possibile, nel più breve tempo possibile.
Quel che accade dopo, al floricoltore non interessa particolarmente, perchè non è il suo scopo: il suo è, infatti, vendere il prodotto a buon prezzo, ricavarne un utile (possibilmente elevato, anzi il più elevato possibile) ed avere la serra libera alla svelta per un'altra piantagione.
Che poi l'apporto di calcio dia risultati visibili da un'anno all'altro in collezioni amatoriali è un'altro paio di maniche.
Il tutto viene rimescolato con gli altri fattori di coltivazione, per cui l'apporto del singolo elemento o anche dell'intero ciclo di fertilizzazioni si diluisce sulla bontà o meno delle altre condizioni.
Certo, ma credo sia essenziale precisare il concetto che a me interessava far capire nel precedente messaggio: quando si vedono piante (di paphiopedilum, specifico) avviarsi a diventare esemplari notevoli in 6 anni partendo da piante adulte, ma ancora piccole, utilizzando acqua di osmosi e senza apporti specifici di nitrato di calcio, appare a me più che evidente che quest'ultimo non è condizione indispensabile per portare le piante a quelle condizioni (ed oggettivamente, non credo che anche usandolo sarebbero state ulteriormente aumentate le
performances di quelle piante); che comunque, in condizioni "amatoriali", poi il tutto si intersechi con qualche decina di altri fattori per cui sia difficilmente comprensibile qual è il fattore determinante per il buon risultato (che probabilmente non c'è, ma che è il frutto della combinazione di molti) è altrettanto indubbio... per cui, a quel punto, va benissimo pure l'uso del nitrato di calcio.