Il rame agisce come ione Cu++ su diversi siti della cellula fungina, interferendo e bloccando i processi respiratori, alterando la permeabilità della membrana cellulare col risultato di impedire la germinazione delle spore del patogeno. Pertando si impiega in via preventiva per contrastare l'insediamento/sviluppo di patogeni fungini che si si trasmettono per via aerea sulla fillosfera (es. peronospore, ticchiolature, alternarie, ruggini etc.; ha inoltre potere batteriostatico).
In più di un secolo di impiego non ha mai dato luogo a fenomeni di resistenza. Può risultare fitotossico (es. pesco in vegetazione).
Attualmente è disponibile in diverse forme (ossicloruro, idrossido, solfato tribasico) che, rispetto alla vecchia poltiglia bordolese, sono fitoiatricamente più efficaci e attivi a dosi più ridotte.
Lo zolfo agisce in fase di vapore (sublimazione, processo fortemente influenzato dalle condizioni di luminosità). E' un elemento lipofilo in grado di legarsi e demolire la membrana fungina, interferisce nei processi metabolici e respiratori come H2S sostituendo l'ossigeno e portando a morte per asfissia la cellula del patogeno. Svolge una triplice azione: preventiva verso le spore in germinazione, curativa verso gli oidi che si sviluppano sulla superficie fogliare agendo sugli appressori e sul micelio in via di sviluppo del fungo, eradicante in quanto riesce a disgregare il micelio e disseccare gli elementi infettivi in formazione.
Viene impiegato in forma polverulenta oppure come prodotto bagnabile.
L'azione fungicida ha luogo con temperatura di almeno 10 °C (per gli zolfi più fini) e fino a 40 °C, tuttavia oltre indicativamente 28 °C diventa fitotossico; l'elevata umidità ne riduce l'efficacia.
Trova impiego elettivo contro il mal bianco, e specie nelle formulazione moderne (micronizzate, colloidali) anche contro altri agenti di malattie (es. ticchiolatura del melo e delle drupacee); esercita inoltre una azione acaro-frenante.
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Posso aggiungere che contro la ticchiolatura del nespolo del giappone sono ammessi: rameici, zolfo, fungicidi di sintesi (es. dodina). Nelle aree meridionali di coltivazioni di questo frutto (es. Conca d'Oro) possono essere sufficienti 4 trattamenti (dodina, rameici), di cui uno autunnale in pre-fioritura oppure post-fioritura, e gli altri tre a dicembre, gennaio e primi di marzo; la suscettibilità alla malattia è in funzione anche della varietà del nespolo (tu quale hai?).