sabato alle due, ero seduta ai tavolini di uno di quei bar da pausa pranzo pieni di impiegate finte bionde che hanno saltato la palestra.
avevo un paio di pantaloni del 2006, una maglietta del 2006, un paio di scarpe del 2006, una borsa del 2006. e mi lamentavo coi miei commensali (interessatissimi, naturalmente) delle lussuose chiamate rimaste inevase ai presaldi, contestualmente congratulandomi con me stessa per avere da anni adottato la linea dell'acquisto di qualità e potermi così permettere - stante la collaborazione della lavanderia - una presentabile vita di rendita.
dopodiché: gli amici se ne vanno e io rimango con 84 mail marked as flagged e una disperazione latente, ché non ho un niente da mettermi.
rispondo alle 84 disperazioni diverse e poi mi avvio gocciolante verso casa. davanti al mio negozio di tentazioni preferito, la signora sulla porta mi sgrida perché mi aspettano da dieci giorni: ci sono i vestiti che piacciono a me, quanto altro ho intenzione di farli aspettare?
ignoro il senso del dovere che pretenderebbe da me 7000 battute in tre ore ed entro per un'occhiata.
sono due. di cashmere.
uno blu: senza maniche, linea a sacchetto, piccolo spacco laterale chiuso da invisibile zip, subito sotto il ginocchio.
uno grigio: scolla a canotta, linea a trapezio e gonna a pieghe battente la rotula. perfetti, entrambi; presaldati, entrambi.
non so, sarà che non mi compravo niente da un po' o sarà che è vero quello che dicono, che la differenza tra una spesa ben fatta e un orgasmo ben riuscito è solo questione di prezzo. sarà che poi, tanto ormai era fatta, sono pure passata dal parrucchiere per una piega (erano 2 settimane che mi legavo i capelli e vergognavo tantissimo). sarà che la baby sitter è arrivata con mezz'ora di anticipo e quando siamo usciti avevamo sorrisi da fidanzati e ancora un sacco di tempo.
fatto sta che sabato, col mio abituccio grigio, zeppe e borsa arancioni e una fame da morire dal ridere, ero in assoluto la più bella della sala. e nel ristorante fighetto più sopravvalutato della mia citta'.
buonanotte
avevo un paio di pantaloni del 2006, una maglietta del 2006, un paio di scarpe del 2006, una borsa del 2006. e mi lamentavo coi miei commensali (interessatissimi, naturalmente) delle lussuose chiamate rimaste inevase ai presaldi, contestualmente congratulandomi con me stessa per avere da anni adottato la linea dell'acquisto di qualità e potermi così permettere - stante la collaborazione della lavanderia - una presentabile vita di rendita.
dopodiché: gli amici se ne vanno e io rimango con 84 mail marked as flagged e una disperazione latente, ché non ho un niente da mettermi.
rispondo alle 84 disperazioni diverse e poi mi avvio gocciolante verso casa. davanti al mio negozio di tentazioni preferito, la signora sulla porta mi sgrida perché mi aspettano da dieci giorni: ci sono i vestiti che piacciono a me, quanto altro ho intenzione di farli aspettare?
ignoro il senso del dovere che pretenderebbe da me 7000 battute in tre ore ed entro per un'occhiata.
sono due. di cashmere.
uno blu: senza maniche, linea a sacchetto, piccolo spacco laterale chiuso da invisibile zip, subito sotto il ginocchio.
uno grigio: scolla a canotta, linea a trapezio e gonna a pieghe battente la rotula. perfetti, entrambi; presaldati, entrambi.
non so, sarà che non mi compravo niente da un po' o sarà che è vero quello che dicono, che la differenza tra una spesa ben fatta e un orgasmo ben riuscito è solo questione di prezzo. sarà che poi, tanto ormai era fatta, sono pure passata dal parrucchiere per una piega (erano 2 settimane che mi legavo i capelli e vergognavo tantissimo). sarà che la baby sitter è arrivata con mezz'ora di anticipo e quando siamo usciti avevamo sorrisi da fidanzati e ancora un sacco di tempo.
fatto sta che sabato, col mio abituccio grigio, zeppe e borsa arancioni e una fame da morire dal ridere, ero in assoluto la più bella della sala. e nel ristorante fighetto più sopravvalutato della mia citta'.
buonanotte

