Maschio padrone
di Robert Jensen
C’è un gioco che si fa da bambini “il re della collina”: per vincere bisogna rimanere da soli in cima a una collina.
Tutti quelli che sfidano la supremazia del sovrano devono essere respinti, cioè il re deve ricacciare indietro tutti i bambini che tentano l’assalto alla collina. Il gioco si può fare in maniera amichevole, con l’accordo che tutti useranno la minima forza necessaria, o con violenza e cattiveria, sfruttando ogni mezzo. I giochi che cominciano in modo amichevole spesso diventano comunque cattivi e violenti. Tutti possono giocare al re della collina. Ricordo che quand’ero bambino lo facevano maschi e femmine, ma era soprattutto un gioco da ragazzi. E’ uno di quei giochi che preparano i maschietti a diventare uomini. Indipendentemente da chi partecipa, il re della collina sottolinea un tratto essenziale del concetto di virilità: nessuno è mai al sicuro e tutti possono perdere qualcosa.
Naturalmente questo tipo di virilità è pericoloso per le donne. Spingere gli uomini a controllare le “loro” donne e a provare in quel controllo un piacere che produce un’epidemia di stupri e maltrattamenti. Ma questa concezione della virilità è pericolosa anche per gli uomini. Una cosa è chiara a proposito della virilità del tipo “re della collina”: non tutti possono vincere. Anzi, in base a questa concezione della mascolinità, in un determinato momento può esistere soltanto un vero uomo. Al vertice di un sistema gerarchico, per definizione, c’è un’unica persona. Solo uno può essere il re della collina. Sempre secondo questa concezione della virilità, gli uomini sono costantemente in lotta tra loro per il predominio. Tutti gli altri devono essere in qualche modo sottomessi al re, ma neanche il re può sentirsi troppo al sicuro: deve sempre stare in guardia per non farsi cacciare dalla sua collina. E questo non è solo un gioco.
Questa è la virilità vissuta come competizione e minaccia continua. Quali che siano i suoi vantaggi o il potere che dà sugli altri, è sfiancante. E, in fin dei conti, poco appagante. Nessun uomo in particolare ha creato questo sistema. E forse nessuno, se ne avesse realmente la possibilità, lo sceglierebbe. Ma ci viviamo dentro e questo sistema distorce le nostre possibilità, riducendo la profondità e la gamma delle nostre emozioni e limitando la nostra capacità di avere dei rapporti più intensi con gli altri, non solo con le donne e i bambini, ma anche con gli altri uomini. Rapporti che ci rendono vulnerabili, ma che danno un senso alla nostra vita. “l’uomo che volle farsi re” è in realtà “l’uomo che rimane solo e sconfitto”. Il fatto che questa virilità malsana danneggi gli uomini non significa però che comporti gli stessi pericoli per gli uomini e le donne. C’è una bella differenza tra una donna che rischia continuamente di essere stuprata, picchiata e uccisa dal suo uomo, e un uomo che non è capace di piangere. E’ anche vero che i vantaggi materiali immediati che noi uomini otteniamo dal patriarcato, così si chiama questo sistema di dominio maschile, non bastano a compensare adeguatamente quello a cui dobbiamo rinunciare, vale a dire una parte della nostra umanità. Naturalmente non tutti gli uomini hanno una vita facile. Altri sistemi di dominio e di oppressione, la supremazia bianca, l’eterosessismo, il capitalismo predatorio, producono vari tipi di sofferenza nei maschi che non sono bianchi, negli omosessuali, nei poveri e nei proletari.
Però la mia vera formazione politica è cominciata dal problema dei generi e da lì mi sono spostato sui temi dell’ingiustizia economica e razziale, delle guerre imperialiste che nascono da quell’ingiustizia e della crisi ambientale. In un certo senso, ogni sistema di potere e di oppressione è unico, ma tutti hanno alcuni aspetti in comune.
La maggior parte dei sistemi filosofici e teologici si basa sui concetti di giustizia, uguaglianza e di dignità per tutti gli individui, e pure consentiamo alla violenza, allo sfruttamento e all’oppressione di prosperare. Non certo a causa di una piccola percentuale di veri sociopatici che si comporta apertamente e senza rimorsi in modo crudele e oppressivo.
Il sistema e le strutture in cui viviamo sono gerarchici.
Il sistema e le strutture gerarchici garantiscono certi privilegi, piaceri e vantaggi materiali alla classe dominante. Le persone di solito sono riluttanti a rinunciare a questi privilegi, piaceri e vantaggi.
Questi vantaggi vanno a scapito di una classe subordinata.
Vista la diffusa accettazione di concetti basilari come quello di uguaglianza e di diritti umani, per giustificare la gerarchia bisogna trovare delle spiegazioni diverse dall’interesse personale puro e semplice. Una delle giustificazioni più convincenti usate dai sistemi di dominio e di subordinazione è quella di dire che sono “naturali”.
I sistemi oppressivi si sforzano di dimostrare che la loro gerarchia, e la disparità di potere e di risorse che ne deriva, è una cosa naturale e che non può essere modificata. Se gli uomini sono naturalmente più forti e più intelligenti delle donne, il patriarcato è inevitabile e giustificabile. Se i bianchi sono naturalmente più intelligenti e virtuosi delle persone di colore, la supremazia bianca è inevitabile e giustificabile. Se i ricchi sono naturalmente più intelligenti e più lavoratori dei poveri, l’ingiustizia economica è inevitabile e giustificabile. E se gli esseri umani occupano un posto speciale nell’universo, per motivi teologici o biologici, il loro diritto di prendere tutto quello che vogliono dal resto del creato è inevitabile e giustificabile.
Per le gerarchie ingiuste e per l’autorità illegittima che esercitano è essenziale di essere naturali. E’ comprensibile, quindi, che chi fa parte della classe dominante di solito la pensi in questo modo. E poiché controllano le istituzioni che hanno il compito di raccontare la realtà (soprattutto l’istruzione e i mezzi di comunicazione di massa), i membri della classe dominante possono inventare una storia del mondo che spinge una parte della classe subordinata a interiorizzare quell’ideologia.
Il femminismo mi ha permesso di capire meglio non solo il dominio maschile, ma tutti i sistemi di autorità illegittimi. Ho visto la strategia fondamentale che avevano in comune e ho capito che se fossimo più fedeli agli ideali che difendiamo a parole, respingeremmo quei sistemi considerandoli inumani. Sono tutti sistemi che provocano sofferenze indicibili. Per questo dobbiamo opporgli resistenza. E dobbiamo capire cosa li lega.
(testo uscito su Znet con il titolo king of the hill)