ulizia delle lame che si utilizzano per il taglio, onde evitare il rischio di malattie fungine. Le piccole porzioni ottenute (circa 5-6 cm ognuna) andranno immediatamente immerse in acqua perché se si asciugano, anche per pochissimi minuti, saranno davvero riluttanti a radicare.
Una volta preparate le porzioni di ramo, le toglieremo dall'acqua e le spolverizzeremo alla base con un ormone radicante. Prima dell'ormone, se alcune talee si presentano piuttosto legnose, è opportuno decorticarle appena di qualche millimetro su un lato alla base, usando una lama molto tagliente.
A questo punto occorre inserire le talee pronte nei vasetti, rendere ben salda la talea pigiando leggermente il substrato con le dita, ed innaffiare delicatamente, perché l'umidità costante del terreno è fondamentale per la radicazione.
I vasetti andranno poi riposti in un luogo arieggiato e luminoso, ma al riparo dai raggi del sole, e controllando assiduamente che non si verifichino sbalzi termici e soprattutto idrici. Etichettare i vasetti con il nome esatto della pianta madre: mai affidarsi alla memoria!
A fine estate controllare lo stato delle radici, che impiegano circa 4-6 settimane a formarsi, a seconda della varietà. Se queste si sono allungate di circa 6-7 cm è bene riporre le talee in vasetti singoli, nel caso fin'ora si trovassero insieme ad altre nella stessa cassetta. Il vasetto nuovo dovrà misurare 10-12 cm, non di più. Passare ad un vasetto di misure più grandi solo quando le radici avranno riempito il precedente.
La radicazione di una talea è piuttosto facile con C. alpina, C. tangutica, C. montana; è mediamente facile con C. macropetala, C. viticella e ibirdi a grande fiore; è più difficile con C. texensis e C. armandii.
La nuova clematide sarà pronta per essere messa a dimora definitiva dopo un anno circa, ma dipende molto dal suo aspetto più o meno sano e forte. Se appare ancora debole e incerta, è bene conservarla ancora un anno in un vaso, e ripararla, soprattutto in inverno, dai freddi intensi e dai venti.
Da propaggine
Questo metodo di moltiplicazione, da effettuare in tarda primavera, consiste nel piegare delicatamente fino al suolo un lungo ramo della clematide, ed interrarlo parzialmente; lo si può interrare direttamente nel terreno, o in un vaso capiente (circa 4-5 litri) riempito con un composto di torba e sabbia in parti uguali.
Il tratto da interrare dovrà essere inciso, a circa 4-5 cm di distanza da un nodo, con una lama molto affilata, e facendo attenzione ad incidere solo la parte semilegnosa più esterna per circa 2 cm longitudinalmente. Su questa incisione spolverizzare un po' di ormone radicante.
Una volta effettuata tale operazione, si interrerà la parte trattata sotto 2-3 cm di terriccio, e la si fisserà con del fil di ferro piegato ad 'U'.
Il terriccio dovrà essere mantenuto sempre umido, cosa che sarà favorita da una pacciamatura di ghiaia o sassolini, idonei anche a tenere ben ferma la nostra propaggine.
Nell'arco di circa un anno la propaggine avrà radicato, cioé si sarà formato un apparato radicale indipendente dalla pianta madre, nel punto in cui