Masolino
Bannato
Delle realizzazioni sia architettoniche che scultoree di Arnolfo di Cambio a Roma, il più antico è il ciborio di San Paolo fuori le mura, risalente al 1285 e scolpito con marmo e porfido. Fu una delle poche cose che scampò al disastroso incendio di San Paolo fuori delle Mura del 1823.
Tutta la struttura verte verso una decisa ascesa verticale, con gli archi acuti trilobati sostenuti da slanciate colonnine in porfido, sormontate, oltre una cornice marcapiano, da cuspidi e aguzzi pinnacoli sui quattro angoli. Al centro si eleva infine una ripida torretta con copertura a punta.
Negli angoli sono inserite figure quasi a tutto tondo degli Evangelisti. La forma del ciborio era estremamente moderna e ripresa varie volte da Giotto, come sfondo architettonico per le scene dei suoi affreschi.
Il successivo ciborio di Santa Cecilia in Trastevere risale al 1293 ed è pure in marmi policromi. Vi sono notevoli differenze con quello precedente, innanzitutto per la diversa proporzione tra linee verticali e orizzontali, che in questo caso propende decisamente per le seconde. Gli archi trilobati infatti hanno una luce più ampia a parità (più o meno) di altezza. I timpani risultano così ribassati e lo slancio attenuato. Inoltre alla rigida frontalità degli elementi Arnolfo contrappose una visione più movimentata, ruotando i pinnacoli di 45 gradi.
La svolta dovette essere causata dalla riflessione dell'artista sulle opere di Roma antica e non fu un caso che su uno degli angoli collocò una figura equestre ispirata al famoso Marco Aurelio.
Tutta la struttura verte verso una decisa ascesa verticale, con gli archi acuti trilobati sostenuti da slanciate colonnine in porfido, sormontate, oltre una cornice marcapiano, da cuspidi e aguzzi pinnacoli sui quattro angoli. Al centro si eleva infine una ripida torretta con copertura a punta.
Negli angoli sono inserite figure quasi a tutto tondo degli Evangelisti. La forma del ciborio era estremamente moderna e ripresa varie volte da Giotto, come sfondo architettonico per le scene dei suoi affreschi.
Il successivo ciborio di Santa Cecilia in Trastevere risale al 1293 ed è pure in marmi policromi. Vi sono notevoli differenze con quello precedente, innanzitutto per la diversa proporzione tra linee verticali e orizzontali, che in questo caso propende decisamente per le seconde. Gli archi trilobati infatti hanno una luce più ampia a parità (più o meno) di altezza. I timpani risultano così ribassati e lo slancio attenuato. Inoltre alla rigida frontalità degli elementi Arnolfo contrappose una visione più movimentata, ruotando i pinnacoli di 45 gradi.
La svolta dovette essere causata dalla riflessione dell'artista sulle opere di Roma antica e non fu un caso che su uno degli angoli collocò una figura equestre ispirata al famoso Marco Aurelio.