Le entità sistematiche (famiglia, genere, specie e via dicendo) sono categorie artificiali create per esprimere il grado di differenza fra popolazioni di individui. Due piante appartenenti a varietà diverse di una stessa specie sono abbastanza simili. Due piante appartenenti a famiglie diverse sono molto diverse. Queste somiglianze o differenze non sono scelte a caso, devono avere rilevanza genetica perché devono esprimere un grado di parentela. Devono essere trasmissibili ai discendenti e non dipendere dall’ambiente.
Non a caso i caratteri più importanti per la classificazione scientifica delle piante sono quelli legati alla riproduzione sessuale (fiore, frutto, seme, o loro “equivalenti” più primitivi): questi caratteri sono stati scelti perché sono quelli che meglio esprimono l’evoluzione degli organismi vegetali (così come è avvenuta nel corso del tempo) e quindi i rapporti di parentela fra le varie entità. Non scordiamoci che la riproduzione sessuale è quella che garantisce la maggiore variabilità ed è quindi strettamente legata all’evoluzione degli organismi viventi.
Un ibrido si crea quando c’è l’incrocio fra due piante che noi abbiamo messo in categorie diverse; quando lo riconosciamo, lo mettiamo a sua volta in una nuova categoria specificando anche che viene da quei “genitori” e si è originato così (e per questo mettiamo il x).
La cultivar è una categoria che serve a definire un gruppo di piante coltivate che hanno determinate caratteristiche selezionate dall’uomo e derivanti dalle cause più diverse.
Una cultivar può derivare:
-da una mutazione genetica, per cui si origina una pianta che ha una determinata caratteristica (per esempio un nuovo colore dei fiori) e la trasmette ai suoi discendenti, indipendentemente dalle condizioni in cui crescono. Nelle piante è molto frequente la poliploidia, cioè la moltiplicazione del numero cromosomico, che fra l’altro è molto ricercata in orticoltura perché può dare piante più robuste, frutti più grossi, fiori più appariscenti.
Le piante poliploidi sono spesso sterili, ma tanto si possono riprodurre vegetativamente (e comunque, come sai, la riproduzione sessuale non è ricercata in ambito vivaistico, visto che con essa i “figli” non vengono mai uguali ai “genitori”).
-da un’ibridazione, e allora è “anche” un ibrido.
-da una malattia virale che influisce sulla morfologia della pianta senza danneggiarla (vedi variegatura).
-da un innesto
-da una clonazione: si prende una parte di una pianta e la si riproduce vegetativamente, ottenendo individui tutti assolutamente identici fra loro
e così via.
La nomenclatura delle piante coltivate, e quindi delle cultivar, è fissata in un Codice internazionale (International Code of Nomenclature for Cultivated Plants o ICNCP) a cui tutti coloro che selezionano nuove varietà di piante coltivate dovrebbero attenersi.
Maggiori informazioni su questo testo (che non è consultabile gratuitamente) si possono trovare su www.actahort.org/books/647/ (il riferimento è all’International Society for Horticultural Science o ISHS).
Ovviamente esiste anche un codice che fissa le regole della nomenclatura botanica, è l’International Code of Botanical Nomenclature che si può consultare liberamente all’indirizzo web:
www.bgbm.org/iapt/nomenclature/code/default.htm (ma non esiste traduzione italiana)."


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Rispondi Citando

e infatti me la devo leggere e rileggere con calma...perchè sarà l'ora tarda saràil pensiero che domattina devo alzarmi prestissimo
ma l'unica cosa che mi è chiara è che la morale delle piante lascia un po' a desiderare
Queste sono le cose per cui avrei scelto il Liceo Scientifico...mica la matematica...
